lunedì 2 settembre 2013

Radicamento e piedi

Man mano che il suo livello cresce, il praticante di tai ji quan impara a usare il proprio corpo in modo più completo e sinergico.
A un certo punto, dovrà occuparsi di come usare bene i piedi per aumentare la capacità di radicamento nelle sue posizioni, che è una delle abilità più difficili da acquisire nelle arti marziali (molti loro praticanti si allenano per anni, anche riuscendo a fare posizioni basse, senza ottenerla).
Il maestro Huang spiega che un praticante di una certa esperienza usa anche le dita dei piedi premendole a terra con un movimento a spirale, il che migliora il suo radicamento.

giovedì 29 agosto 2013

Rapporti scolastici

Un ragazzo cinese allievo del maestro Huang gli ha regalato del cibo che sua madre ha portato dalla Cina. Come d'abitudine, il maestro ha voluto condividere le golosità coi suoi allievi presenti (due lingue d'anatra - ya she 鸭舌 - sono anche finite nello stomaco di Joe, una cagnolona che passava di ben quindici anni, equivalenti a oltre novanta se fosse un essere umano).
Questi due fatti costituiscono un buon esempio dei comportamenti e dei rapporti che si dovrebbero instaurare in una scuola genuina di arti marziali cinesi.
(lingue d'anitra, prelibatezza cinese)

Il corpo non mente

La personalità di un uomo è così complessa, che anche i luminari delle scienze psichiche faticano a giudicarla.
Tuttavia il corpo non mente. La reazione che una persona attua quando viene afferrata e/o spinta con forza, anche solo durante un esercizio di arti marziali, può manifestare alcune caratteristiche della sua personalità; o per lo meno del modo, di solito suboconscio nell'individuo comune, che essa ha di rapportarsi con gli altri e con l'ambiente in generale.
Per esempio c'è chi, sottoposto a quelle prese e quelle spinte, reagisce in modo eccessivamente difensivo, rispetto alla situazione controllata dell'allenamento. Dovrà invece apprendere a mantenere un certo rilassamento psico-fisico anche sotto minaccia d'attacco (chiunque combatta, sa che non è possibile farlo efficacemente senza questa attitudine).
In molti esercizi di tai ji quan che il maestro Huang fa svolgere, ci si allena a ciò.


Rilassamento contro-intuitivo

"Yong yi bu yong li 用意不用力" ("Usare l'intenzione, non usare la forza") è una delle regole che contraddistinguono il tai ji quan, sicché il praticante è tanto più abile quanto più riesce ad attuare questa massima.
Già è difficile farlo negli esercizi a solo, tanto più quando si deve gestire un avversario che attacca con forza.
Ebbene, un ideale del tai ji quan è battere un avversario che usa la forza rimanendo il più possibile rilassati. Nell'individuo non allenato, questo è contro-intuitivo: quando bisogna contrastare qualcuno che ci spinge con forza, è pressoché automatico usare anche noi forza.
Ma una capacità dell'uomo rispetto ad altri animali è il raziocinio, per cui gli è possibile interporre la cognizione fra l'istinto (spingere con forza) e l'azione (spingere via l'avversario), in tal modo regolando il suo comportamento (spingere rimanendo il più possibile rilassati).
Per favorire questa trasformazione, in cui un automatismo viene modulato grazie al pensiero per poi mutarsi in un nuovo e più efficace automatismo, nelle lezioni del maestro Huang si dedica molto tempo ad esercizi in coppia nei quali un compagno nelle vesti dell'avversario spinge, e l'altro deve sfruttare la sua forza e vincerla, rimanendo il più possibile rilassato.
Come si riesca a farlo è tutta una questione di tecnica, la tecnica del tai ji quan.
Ancora di più: stupisce constatare che certe mosse dello stile non funzionano se attuate con certa tensione muscolare. Nelle arti marziali la progressione consiste anche nell'automatizzare comportamenti che prima non erano spontanei, ma lo sono diventati grazie all'addestramento.

martedì 27 agosto 2013

Imparare attraverso la pratica

Per imparare bene una disciplina difficile, come il tai ji quan, occorrono due fattori: un bravo maestro che sia disposto a insegnare e una pratica assidua.
La comprensione di alcuni aspetti dello stile può giungere da quest'ultima senza che il maestro spieghi. Lo espone il proverbio delle arti marziali cinesi "Quan lian qian bian / Qi yi zi xian": "Allenando il pugilato mille volte / Ci si fa un'idea da soli".
Questa frase è formulata nel linguaggio tradizionale, sicché il maestro Huang la parafrasa con una più moderna: "Qi zhong de yi si zi ji ming bai": capire da soli il significato.

Corsi a Torino

A giugno e luglio 2013 il maestro Huang ha insegnato tai ji quan all'Associazione giovanile italo-cinese (Zhong yi qing nian xie hui 中意青年协会) di Via La Salle, 17, Torino. Da settembre 2013 il corso si terrà alla Scuola "Alberto Sabin", C.so Vercelli, 157, Torino, tel. 011-4270201.

Affinità elettive

Il maestro Huang ha stretto amicizia con Sun Kai Qing, docente di scuola superiore di Cangzhou 沧州 e praticante di gong li quan 功力拳 (“pugilato per allenare la forza”).
Il Professor Sun dirige un grosso centro di servizi educativi in questa città dell’Hebei, il quale riunisce decine di associazioni culturali. Grazie al sodalizio fra Huang e Sun, è possibile invitare in Italia diversi maestri della contea di Cang, una delle zone più importanti delle arti marziali cinesi.
(praticanti di gong li quan all'inizio del '900)
(l'antico leone di Cangzhou 沧州铁狮子, qui prima del recente restauro, ben rappresenta il valore dei praticanti di arti marziali della zona)

Il maestro Hong Jun Sheng a Cangzhou nel 1978