domenica 14 giugno 2015

Spinte profonde

Certi allievi del maestro Huang gli mostrano un filmato in cui uno di quei taoisti incaricati di promuovere il turismo delle arti marziali cinesi compie il seguente esercizio: scaglia indietro un uomo che l'ha afferrato con le due mani ai polsi.

Il fondatore dell'aikido 合气道 giapponese, Ueshiba Morihei 植芝盛平, in una variante di ryote dori 片手取り (doppia presa ai polsi)

Il maestro Huang commenta che è un'azione semplice. La fa provare ai suoi allievi, ed effettivamente anche quelli meno esperti ci riescono bene. Proprio per questa facilità, il maestro li prende in giro bonariamente definendoli molto abili: “Bravi, avete gong fu 功夫!”.


Ma poi Huang sfrutta l'occasione per mostrargli come si dovrebbe fare il movimento nella scuola Hong 洪: al solito, usando la forza a spirale (luo xuan jin 螺旋劲), per cui anche le mani ruotano nell'azione, mirando al centro di gravità dell'avversario. Così l'efficacia della tecnica aumenta parecchio, tanto che si riesce a scagliare indietro il compagno con un movimento piccolissimo.
Resta però una grossa differenza tra il maestro e questi allievi: la sua azione penetra in profondità nel corpo di chi lo spinge.


sabato 13 giugno 2015

Tai ji quan e carattere


Il maestro Huang parla ai suoi allievi di un suo compagno di allenamento, dicendo che ha un carattere chiuso; li esorta a osservare come anche il tai ji quan di quest'uomo cinese sia altrettanto “chiuso”, per esempio con estensione degli arti insufficiente, quasi rispecchiasse la sua personalità.
Può esistere questo collegamento? Se sì, in quale misura? Infine, se è vero che parte della comunicazione tra esseri umani è non verbale, chi ha una conoscenza profonda del tai ji quan potrebbe trarne indicazioni sulla personalità di un suo praticante?


Lealtà

Degli allievi chiedono al maestro Huang come sta un suo conoscente cinese. Lui risponde di non vederlo da tempo, perché non s'intendono più molto. Come mai? Il maestro spiega che il conoscente e la sua famiglia sono intriganti e macchinosi, mentre lui è, per tendenza caratteriale, molto più diretto e trasparente. Quindi cita una delle qualità principali dell'uomo ideale confuciano: xin 信 (“integrità”), che viene assai valorizzata anche nella morale delle arti marziali cinesi (wu de 武德).

Il maestro Hong Jun Sheng 洪均生 (fotografato a cinquant'anni), riconosciuto esempio di uomo sincero 

Logorio da sovrallenamento

“Continua messe senescit ager” (Ovidio, Ars amatoria, 3, 82)

C'è chi pretende che il tai ji quan ritardi l'invecchiamento e chi ne migliori solo la qualità (al lettore pensare quale sia la differenza tra le due asserzioni).

Yang Cheng Fu 杨澄甫 (1883-1936), il principale divulgatore dello stile omonimo di tai ji quan, morì a cinquantatré anni. Sono ignote le cause precise del suo decesso

Il maestro Huang Tai Ji spiega che vari esperti cinesi di arti marziali sono morti prima di raggiungere una discreta longevità. La causa di tali decessi più o meno prematuri è stata spesso imputata al logorio fisico da sovrallenamento. Certo, il loro gong fu 功夫 era “alto”, ma a che prezzo?

Anche la causa della morte di Bruce Lee (1940-1973) è materia di ipotesi e leggende metropolitane (assassinato da fantomatici sicari per fantomatiche ragioni); neppure si escludono effetti deleteri di un massiccio sovrallenamento

Peraltro, pure Chen Fa Ke 陈发科 (1887-1957) – continua il maestro – è morto a settant'anni, e, qualunque ne sia il motivo, anche lui è risaputo che si allenò forsennatamente per parecchi anni.

Il maestro Chen Fa Ke in vecchiaia

È invece importante adattare il proprio regime di allenamento del tai ji quan alle proprie capacità del momento. Per esempio, insegna Huang, dopo una giornata di lavoro molto faticosa, potrebbe essere dannoso praticare intensamente il tai ji; un paio di sequenze lunghe possono bastare. Altrimenti, meglio optare per l'esercizio zhan zhuang 站桩 (“palo eretto”; vedi il post http://accademiataiji.blogspot.it/2011/07/il-palo-eretto.html) o la meditazione chan 禅 (vedi il post http://accademiataiji.blogspot.it/2014/04/meditazione-chan.html).

Il maestro Huang Tai Ji mostra una meditazione che ha studiato con monaci buddisti

domenica 31 maggio 2015

Duro e feroce

Lo stile Chen 陈 di tai ji quan ha due sequenze lunghe di tecniche a mani nude: Yi lu 一路 (“Percorso uno”) e Er lu 二路 (“Percorso due”). Entrambe si possono praticare con una certa vigoria, ma il maestro Huang Tai Ji 黄太极 spiega che in tal caso Er lu sarà comunque più “gang-meng-kuai 刚-猛-快”: “duro-feroce-rapido”. Per questo il suo nome alternativo è Pao chui 炮捶: “Colpi di cannone”.

Il maestro Hong Jun Sheng in shan tong bei 闪通背 (“lampo attraverso la schiena”), una tecnica di Er lu che di solito viene effettuata con forza esplosiva (bao fa li 闪通背)

Coi giovani artisti cinesi

Il maestro Huang 黄 durante una dimostrazione di tai ji quan a Torino per un gruppo giovanile italo-cinese con il quale collabora

Da una lezione introduttiva

Il maestro Huang 黄 tiene una lezione introduttiva di tai ji quan in un parco di Torino. I destinatari sarebbero i fanciulli, ma si aggiunge pure qualche adulto.

Il maestro Huang, giacca verde e pantaloni grigi, in posizione pu bu 扑步 nella sequenza Jin Gang dao dui 金刚捣碓. Passano gli anni ma la flessibilità articolare no, grazie all'allenamento costante