domenica 21 giugno 2015

Controllo ulnare


Zheng shou quan 正手圈 (“cerchio dritto con la mano”) è il movimento più basilare dello stile Chen di tai ji quan secondo la scuola di Hong Jun Sheng 洪均生. Eppure, quando il maestro Huang Tai Ji lo fa applicare in esercizi a due, risulta palese come non sia facile effettuare bene la tecnica.
La rotazione della mano è così precisa, che va controllata perfino a livello del processo stiloideo dell'ulna. L'allievo poggia la mano su questa sporgenza ossea di Huang per sentire come va mossa correttamente. Poi sarà il maestro a toccare quella dell'allievo, per capire se ha imparato lo spostamento.

Il maestro Huang Tai Ji mostra una versione della prima parte di zheng shou quan

domenica 14 giugno 2015

Compagni (shi xiong di 师兄弟)

Il maestro Huang ha invitato in Italia un suo compagno di pratica meno esperto di lui (shi di 師弟) nella loro scuola di arti marziali a Zibo 淄博. Di solito si allenano insieme la mattina presto, prima dell'orario di lavoro, e il maestro ne approfitta per correggere l'amico.

Senza farsi troppo notare, un allievo del maestro Huang ha scattato questa foto a lui e al suo shi di

Spinte profonde

Certi allievi del maestro Huang gli mostrano un filmato in cui uno di quei taoisti incaricati di promuovere il turismo delle arti marziali cinesi compie il seguente esercizio: scaglia indietro un uomo che l'ha afferrato con le due mani ai polsi.

Il fondatore dell'aikido 合气道 giapponese, Ueshiba Morihei 植芝盛平, in una variante di ryote dori 片手取り (doppia presa ai polsi)

Il maestro Huang commenta che è un'azione semplice. La fa provare ai suoi allievi, ed effettivamente anche quelli meno esperti ci riescono bene. Proprio per questa facilità, il maestro li prende in giro bonariamente definendoli molto abili: “Bravi, avete gong fu 功夫!”.


Ma poi Huang sfrutta l'occasione per mostrargli come si dovrebbe fare il movimento nella scuola Hong : al solito, usando la forza a spirale (luo xuan jin 螺旋劲), per cui anche le mani ruotano nell'azione, mirando al centro di gravità dell'avversario. Così l'efficacia della tecnica aumenta parecchio, tanto che si riesce a scagliare indietro il compagno con un movimento piccolissimo.
Resta però una grossa differenza tra il maestro e questi allievi: la sua azione penetra in profondità nel corpo di chi lo spinge.


sabato 13 giugno 2015

Tai ji quan e carattere


Il maestro Huang parla ai suoi allievi di un suo compagno di allenamento, dicendo che ha un carattere chiuso; li esorta a osservare come anche il tai ji quan di quest'uomo cinese sia altrettanto “chiuso”, per esempio con estensione degli arti insufficiente, quasi rispecchiasse la sua personalità.
Può esistere questo collegamento? Se sì, in quale misura? Infine, se è vero che parte della comunicazione tra esseri umani è non verbale, chi ha una conoscenza profonda del tai ji quan potrebbe trarne indicazioni sulla personalità di un suo praticante?


Lealtà

Degli allievi chiedono al maestro Huang come sta un suo conoscente cinese. Lui risponde di non vederlo da tempo, perché non s'intendono più molto. Come mai? Il maestro spiega che il conoscente e la sua famiglia sono intriganti e macchinosi, mentre lui è, per tendenza caratteriale, molto più diretto e trasparente. Quindi cita una delle qualità principali dell'uomo ideale confuciano: xin (“integrità”), che viene assai valorizzata anche nella morale delle arti marziali cinesi (wu de 武德).

Il maestro Hong Jun Sheng 洪均生 (fotografato a cinquant'anni), riconosciuto esempio di uomo sincero 

Logorio da sovrallenamento

Continua messe senescit ager” (Ovidio, Ars amatoria, 3, 82)

C'è chi pretende che il tai ji quan ritardi l'invecchiamento e chi ne migliori solo la qualità (al lettore pensare quale sia la differenza tra le due asserzioni).

Yang Cheng Fu 杨澄甫 (1883-1936), il principale divulgatore dello stile omonimo di tai ji quan, morì a cinquantatré anni. Sono ignote le cause precise del suo decesso

Il maestro Huang Tai Ji spiega che vari esperti cinesi di arti marziali sono morti prima di raggiungere una discreta longevità. La causa di tali decessi più o meno prematuri è stata spesso imputata al logorio fisico da sovrallenamento. Certo, il loro gong fu 功夫 era “alto”, ma a che prezzo?

Anche la causa della morte di Bruce Lee (1940-1973) è materia di ipotesi e leggende metropolitane (assassinato da fantomatici sicari per fantomatiche ragioni); neppure si escludono effetti deleteri di un massiccio sovrallenamento

Peraltro, pure Chen Fa Ke 陈发科 (1887-1957) – continua il maestro – è morto a settant'anni, e, qualunque ne sia il motivo, anche lui è risaputo che si allenò forsennatamente per parecchi anni.

Il maestro Chen Fa Ke in vecchiaia

È invece importante adattare il proprio regime di allenamento del tai ji quan alle proprie capacità del momento. Per esempio, insegna Huang, dopo una giornata di lavoro molto faticosa, potrebbe essere dannoso praticare intensamente il tai ji; un paio di sequenze lunghe possono bastare. Altrimenti, meglio optare per l'esercizio zhan zhuang 站桩 (“palo eretto”; vedi il post http://accademiataiji.blogspot.it/2011/07/il-palo-eretto.html) o la meditazione chan (vedi il post http://accademiataiji.blogspot.it/2014/04/meditazione-chan.html).

Il maestro Huang Tai Ji mostra una meditazione che ha studiato con monaci buddisti

domenica 31 maggio 2015

Duro e feroce

Lo stile Chen di tai ji quan ha due sequenze lunghe di tecniche a mani nude: Yi lu 一路 (“Percorso uno”) e Er lu 二路 (“Percorso due”). Entrambe si possono praticare con una certa vigoria, ma il maestro Huang Tai Ji 黄太极 spiega che in tal caso Er lu sarà comunque più “gang-meng-kuai --快”: “duro-feroce-rapido”. Per questo il suo nome alternativo è Pao chui 炮捶: “Colpi di cannone”.

Il maestro Hong Jun Sheng in shan tong bei 闪通背 (“lampo attraverso la schiena”), una tecnica di Er lu che di solito viene effettuata con forza esplosiva (bao fa li 闪通背)