domenica 3 aprile 2016

Capodanno in Cina

Tra febbraio e marzo 2016, il maestro Huang Tai Ji è tornato in Cina per un mese in occasione del Capodanno lunare/solare.
Ha preso un volo dall'aeroporto milanese di Linate per Parigi e poi Pechino, in tutto dieci ore circa. Da lì, un treno l'ha portato in sette ore alla sua nativa Zibo 淄博. Ci ha messo così tanto perché ha trovato il biglietto solo su un treno lento, poiché è una radicata usanza cinese che in questo periodo festivo tutti tornino a casa.

L'accalcato scompartimento di un treno a Pechino in occasione del Capodanno

Così il maestro è riuscito a godersi con la famiglia e gli amici uno spettacolo che gradisce molto: petardi e fuochi d'artificio dal calare al sorgere del sole. Egli rimpiange solo che nelle città cinesi odierne non ci sia più la coesione sociale che in questa notte speciale induceva i vicini a farsi visita l'un l'altro con scambio di doni.

Acquisto di calligrafie bene auguranti per il Capodanno in un'affollata Zibo

Afferrare i pugni


Nella rapidità caotica dei combattimenti reali è difficile effettuare prese agli arti avversari. Tuttavia esistono nelle arti marziali cinesi allenamenti specifici per ridurre, man mano che ci si impratichisce, questa difficoltà. Alcuni prevedono di lanciare e afferrare palle o sacchetti pieni di materiali vari e di peso variabile.

Una palla venduta in Cina specificamente per esercitarsi ad afferrare. I caratteri a sinistra dell'immagine dicono infatti “Sfera per praticare gli esercizi dell'artiglio d'aquila” (“Ying zhao gong lian gong qiu”)

Il maestro Huang mostra ai suoi allievi pure questo tipo di esercizi, sottolineando però che le loro mani devono imprimere, anche qui, l'onnipresente “forza a spirale” (luo xuan jin 螺旋劲) che caratterizza il suo stile di tai ji quan; sia nell'afferrare il pugno o comunque l'arto superiore dell'avversario, sia nel rispedirgli la forza che ha utilizzato.


Una leva articolare efficace

Il maestro Huang racconta ai suoi allievi che i poliziotti cinesi allenano una leva articolare (qin na 擒拿) al polso dell'aggressore per difendersi da una presa ai capelli: causano un'estensione alla mano e al polso avversari.

Un arresto compiuto dalla polizia di Shanghai 上海

Il maestro spiega poi che questo angolo di spinta non è molto efficace, senz'altro meno di quello usato nella sua scuola di tai ji quan, dove invece si provoca una deviazione ulnare con lieve circonduzione. Subito dopo insegna metodi per contrastare quest'ultima tecnica efficace, tratti dalle sequenze di tai ji quan.


La preziosa leva al polso

Un esercizio di base che il maestro Huang fa praticare molto, poiché ottima preparazione a tecniche più complesse, è una leva articolare (qin na 擒拿) al polso. Alcuni insegnanti dell'attuale tai ji quan di Chenjiagou 陈家沟 la chiamano “jin si wan chan 金丝腕缠”: wan chan significa “avvolgere il polso”; jin significa “oro” e si, “seta”, entrambe materie preziose.

La leva jin si wan chan come viene praticata nello stile Tai Zu quan 太祖拳 (“pugilato dell'Antenato Supremo”)

Il maestro Huang spiega che invece Hong Jun Sheng 洪均生 usava per questa tecnica la frase “ni jin bi 逆劲闭”: il primo ideogramma significa “contraria”; il secondo significa “forza” e il terzo “chiudere”.
I caratteri “ni jin bi” fanno parte del “Classico dei tre caratteri” (San zi jing 三字经) scritto dal maestro Hong, secondo paragrafo, intitolato “La tecnica dell'avvolgimento” (Chan fa 缠法): 
“Lun chan fa, ying guo xi, nei wai xuan, fen shun ni.

Shun jin kai, ni jin bi, gang yu rou, xiang hu ji.
论缠法,应过细,内外旋,分顺逆。
顺劲开,逆劲闭,刚与柔,相互济”.
“Discorso sulla tecnica dell'avvolgimento, dev'essere meticolosa, interno ed esterno ruotano, si divide in diritto e contrario.
La forza diritta apre, la forza contraria chiude, duro e morbido si aiutano reciprocamente”.

Meng Xian Bin 孟宪彬, uno dei migliori allievi di Hong Jun Sheng e massimo riferimento in vita della scuola del maestro Huang, applica wan chan

Applicazione con lateralizzazione

Il maestro Huang ha spiegato una presa (qin na 擒拿) al solco deltoideo-pettorale.
Dopodiché applica questa tecnica col braccio destro steso. L'allievo che subisce la presa deve reagire così: mette il dorso della mano destra all'esterno dell'articolazione del polso destro dell'avversario che sta tenendo; poi avanza il piede sinistro e si mette perpendicolare all'avversario alla sua destra; quindi appoggia l'avambraccio sinistro col palmo avanti al suo gomito, non più prossimale perché allora l'avversario potrebbe colpirlo col gomito, mentre così glielo controlla. Infine, l'allievo spinge di lato il braccio dell'avversario lanciandolo via; nel farlo, entrambe le mani ruotano su se stesse, in modo che la sinistra presso il gomito avversario finisca col dorso in avanti, mentre la destra sul suo polso finisca col dorso verso di sé. Come sempre, inoltre, si usa una breve rotazione del busto verso la propria destra per potenziare l'azione di spinta. Tutto il movimento, al solito, dev'essere coordinato: le due mani, il busto e la gamba davanti.
Man mano che l'allievo automatizzerà questa tecnica, si allenerà ad applicarla non contro una presa, ma contro un pugno diretto, sempre più veloce.

Il maestro Hong Jun Sheng in Jin Gang dao dui 金刚捣碓, la tecnica iniziale di Er lu 二路 (“Sequenza due”) dello stile Chen 陈 di tai ji quan. Una variante di questo movimento può essere usata per effettuare la mossa spiegata sopra dal maestro Huang (vedi il post http://accademiataiji.blogspot.it/2011/05/articolo-jin-gang-dao-dui.html)

Rilassamento psico-fisico = efficacia

Il maestro Huang afferra l'allievo alle due braccia e quello deve spingerlo indietro. Appena l'allievo inizia il movimento, il maestro sente il suo eccesso, anche minimo, di tensione e lo esorta a rilassarsi bene, pure mentalmente, affinché la tecnica riesca.


Stimolare l'allievo

Talvolta il maestro Huang presenta agli allievi una tecnica d'attacco a cui devono reagire. Se non riescono e chiedono delucidazioni al maestro, gli risponde: “Non lo so”, con un lieve sorriso di finto stupore, come se non lo sapesse davvero. In pratica, vuole che gli allievi scelgano da soli possibili tecniche da applicare tra quelle che hanno imparato. Solo se continuano a sbagliare, il maestro gli mostra quelle giuste.
Una frase attribuita a Confucio (Kong Fu Zi 孔夫子) recita: “Ju yi fan san 举一反三” (“Scoprire uno, inferire tre”; vale a dire che un allievo cui è stato mostrato un esempio lo saprà applicare ad altri casi).